La prima Assemblea Nazionale del PD giovani: un percorso in salita.
Domenica 21 Dicembre 2008 10:21
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Ultimo aggiornamento (Lunedì 20 Aprile 2009 08:18)
Carissimi,
poche parole sull’Assemblea di ieri, che si è tenuta al teatro Capranica di Roma. E’ andata peggio di quanto mi aspettavo. E questa volta non è colpa dell’organizzazione, del neoeletto segretario o dei franchi tiratori. La responsabilità è di quanti ieri sono accorsi da tutta Italia senza una visione politica, senza un’idea. L’assemblea è cominciata verso le 12. Dopo l’intervento del neo segretario, c’è stato quello del segretario nazionale Veltroni. Devo dire che tra i due c’erano molti punti di contatto, ma- a mio parere – poco riformismo. LA retorica del “ma anche” ha imperversato nell’intervento di Veltroni, che dopo il richiamo alla Thatcher e a Zapatero, si è soffermato sulla cultura cristiana del PD, sulla flessibilità che sarebbe richiesta solo da chi il posto fisso ce l’ha, poi qualche stoccata antiberlusconiana per animare la folla di giovani, l’accenno alla “domanda di senso” (?) della società italiana, alla “gioventù cupa senza speranza”, l’appello a una politica “che solo quando coniuga valori e concretezza diventa forte” (uhm…qualche esempio storico mi viene in mente ma non è bello). Interessante anche il riferimento agli USA, dato che secondo il segretario nazionale la responsabilità dell’attuale crisi ricade sulla Destra Americana, sull’iperliberismo, sulla deregulation, in una parola “sulle diseguaglianze sociali”. Questa è in summa l’analisi del nostro leader riformista. Quello che ancora di più mi ha deluso è stata l’analisi sbrigativa sulla questione lavoro, laddove Ichino fa uno sforzo quotidiano a spiegare come un regime di flexicurity funziona, come i sindacati DEVONO cambiare, come la flessibilità fa bene e serve. A fronte di questo Veltroni, sognando l’Africa, ha ridotto tutto alla solita retorica che nulla spiega e tutto infiamma. Abbiamo perso un’occasione. Ho sentito non so quante volte la parola uguaglianza, forse una volta quella Libertà. Ho apprezzato da parte di Fausto l’appello a non diventare soldati al comando di un “capo”, chiaro riferimento a quella che purtroppo è la “norma” in tante sezioni del PD, in cui la libertà di coscienza del singolo si annulla dietro a qualche leadership consolidata. Ma anche qui voglio essere chiara: nessuno ci regala la nostra libertà di pensare, dobbiamo essere noi a prendercela. Non ho apprezzato l’appello alla “globalizzazione che ci sovrasta” e alla “politica che ci ha tolto il diritto alla speranza”. Sulle questioni programmatiche, fausto ha sottolineato l’importanza di far funzionare l’Assemblea al più presto, ma nella stessa giornata abbiamo votato un dispositivo per la costituzione di una Direzione di oltre 160 membri. Per cui io mi chiedo: a che servirà questa elefantiaca Assemblea se poi ci sarà una Direzione, che seppur numerosa potrà funzionare in maniera più efficace ed efficiente? A questo proposito Giulia Innocenzi ha proposto un emendamento per ridurre il numero dei membri della Direzione a 80 persone, ma l’Assemblea “democratica” lo ha respinto. In compenso la stessa Assemblea ha approvato un emendamento che modifica in parte il metodo di elezione della Direzione introducendo un potente filtro regionale. Comunque, non voglio soffermarmi su questi dettagli in questa sedeperché non è questo che mi importa fare. Del resto, voi mi chiedete le mie impressioni. Il dibattito assembleare è stato assai flemmatico, un’”assemblea d’istituto” qualcuno lo ha definito nella Presidenza di cui facevo parte. Una kermesse per qualcuno. Niente di più. Voglio solo segnalare l’intervento di Marco Gentili, che ha potuto esprimersi grazie al suo computer e che ha sottolineato l’importanza del nostro impegno a favore della libertà di cura contro i mille ostacoli che un disabile incontra nella sua vita quotidiana. Poi interessante è stato l’intervento di Roberto Speranza, presidente uscente della Sinistra Giovanile. Tra gli interventi dei tre candidati non eletti sicuramente quello di Giulia è stato il più propositivo e riformista. Dalla questione della laicità e delle libertà individuali a quello dell’economia della flessibilità, delle corporazioni e dei sindacati che non proteggono i giovani. Giulia si è anche soffermata sulla vera questione morale, quella che riguarda il metodo di reclutamento della classe politica, ovvero la cooptazione; sulle garanzie procedurali e sulla tutela delle minoranze che dovranno essere assicurate d’ora in avanti.Per il resto interventi tutti focalizzati su rivendicazioni regionaliste, proclamazioni retoriche, dichiarazioni di intenti. Insomma, poco politico. Basta dire della gente che assaliva il tavolo della presidenza chiedendo di parlare in virtù dei “tanti voti portati” sul territorio. Un ricatto, secondo loro, democratico. Io vorrei dire questo a quanti, soprattutto meridionali, hanno usato questo criterio di ragionamento. E lo dico da meridionale, indignata da chi reclamava l’onore della Sicilia o della mia stessa regione per le migliaia di voti portati al segretario. Ragazzi, se vogliamo dirci democratici, innanzitutto cerchiamo di capire che cosa la democrazia è. La democrazia non è il governo del popolo o della maggioranza perché le maggioranze, come è successo anche nella storia, le maggioranze possono deliberare lo sterminio delle minoranze. La democrazia, ridotta alla cruda legge del numero, può uccidere l’individuo. E’ per questo che la logica dei voti portati a casa fa schifo. Appartiene ad altre famiglie politiche, non a quella democratica. La mia impressione è che l’”amalgama mal riuscito”, come D’Alema ha definito il PD, soffra proprio di questo, di giovani che sono già vecchi e che imitano il peggio di quello che hanno visto dai loro padri. Bene, così come Veltroni coraggiosamente si è detto pronto a perdere anche voti pur di liberarsi dei capibastone, io chiedo a Fausto di dire, anche da siciliano qual è, che è meglio perdere voti anziché sentire ancora questi ragionamenti e sottostare a questi ricatti. Altrimenti poi la bandiera di Saviano diventa mera ipocrisia.
Un’ultima parola in positivo. C’era anche un gruppo nutrito di persone che, visto l’andazzo, ha preferito non esprimersi e lasciar correre la giornata così. Li capisco e spero che presto ci sia l’occasione per una Assemblea di timbro diverso, in cui superate le fasi preliminari si possa andare al cuore dei problemi.
Portare i voti è prerogativa sicuramente siciliana. Non si spiega altrimenti l'alta considerazione di cui gode lo zio totò Cuffaro presso la sede UDC.
Questi ragazzi hanno imparato presto e male. E ora ti posso assicurare sarà estremamente difficile aprire qualsivoglia discorso elevato. Lo standard rimarrà quello. Per questo sono e sarò sempre d'accordo con la scuola estiva (e con qualsiasi altra scuola estiva di vera politica). Il problema è iniziare da piccoli, visto che anche "loro" iniziano da piccoli...
Una volta mi sarei stupito a leggere queste considerazioni, ora non più: ho imparato sulla mia pelle che non importa che si sia giovani o vecchi, quando uno è politico di professione tende sempre a diventare auto-referenziale, a parlare in politichese ed a perdere il contatto con la realtà propria, preso com'è dai complotti e dalle "beghe" organizzative del partito di turno.
Per fortuna il futuro dell'Italia non sta nei giovani che sono nei partiti, altrimenti ci sarebbe da preoccuparsi!
Accetta un consiglio da uno che è stato "immanicato" in politica fino all'altro ieri: staccatene finché sei in tempo, prenditi un tuo spazio, costruisciti una tua "fortezza" di indipendenza (economica ed intellettuale) e solo allora torna alla carica!
Un Cartello e il Cor...
ciao annalisa, complimenti per il tuo...
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Grazie, Alessandro, sentiamoci! in P...
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