Domenica 21 Dicembre 2008 10:27
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Ultimo aggiornamento (Giovedì 09 Aprile 2009 07:45)
Difendere la democrazia da se stessa
La democrazia può uccidere la libertà. Lo sapeva bene Benjamin Constant, quando metteva in guardia dall’astratto riconoscimento del principio della sovranità popolare, che “non incrementa minimamente la libertà degli individui”. La democrazia, ridotta alla cruda legge del numero, si trasforma in quella che Alexis de Tocqueville definiva la “tirannide della maggioranza”. Come sfuggire allora al mito del Grande legislatore, che tutto sa e tutto può?La democrazia liberale si fonda sul fallibilismo gnoseologico, sulla consapevolezza che la conoscenza umana è fallibile e limitata, e che nessuno gode di un punto di vista privilegiato sul mondo. La conoscenza è dispersa tra milioni e milioni di individui, e per questo la centralizzazione amministrativa o economica è sempre volta al fallimento. Si pone, dunque, l’esigenza cruciale di limitare il potere dei governanti. E’ per questo che, come ammonisce Karl Popper, la domanda “chi deve comandare?” è intrinsecamente irrazionale, e va rimpiazzata dall’interrogativo “come possiamo organizzare le istituzioni politiche in modo da impedire che governanti cattivi o incompetenti facciano troppo danno?”. In altre parole, essendo noi tutti fallibili e ignoranti, non esiste una classe eccelsa destinata a governare. Noi siamo liberi perché il potere di chi gestisce la res publica è limitato, e ogni intervento è una minaccia alla libertà giacché allarga la sfera d'azione di chi ci governa e restringe la nostra.In una società aperta i governanti possono essere sostituiti senza spargimenti di sangue, e per questo Winston Churchill definiva la democrazia come “la peggiore forma di governo, escluse tutte le altre”. La protezione del dissenso (e delle minoranze) è garantita dall’altro principio fondante, il relativismo etico, in virtù del quale individui portatori di visioni del mondo diverse possono cooperare nella tolleranza e nel mutuo interesse. In una società libera – come sostiene Friedrich von Hayek - le regole devono essere mere norme procedurali, volte a definire i confini delle azioni; norme “vuote” che ciascuno riempie in base alle proprie concezioni filosofiche e religiose. Siamo liberi fintantoché ci adoperiamo per limitare il potere politico perché siamo fallibili, e i principi ultimi non sono “teoremi”, ma mere scelte di coscienza.
La social card è una bufala. Peggio, è un raggiro; qualcuno potrebbe dire: "è una truffa...".
Un terzo e passa non ha ricevuto l'accredito: dovremmo gioire di questo boomerang governativo? O piuttosto dovremmo iniziare a pensare al Grande Inganno mediatico che la politica inscena ogni giorno? Ma, vogliamo veramente vivere in una nazione così? Dovremmo difendere questa "democrazia" da se stessa...
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ciao annalisa, complimenti per il tuo...
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Grazie, Alessandro, sentiamoci! in P...
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Una volta mi sarei stupito a leggere&...
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