Annalisa Chirico
Privilegio digitale
La rivoluzione digitale ha messo a disposizione degli utenti nuovi mezzi di trasmissione delle informazioni in rete. Internet ha inaugurato la democrazia degli utenti, una community globale e decentralizzata. Massicci scudi si sono levati dal fronte dei "credenti" nel copyright. Perché il copyright, definito eufemisticamente "diritto d'autore" nei Paesi di civil law, richiede un vero e proprio atto di fede.

Il copyright protegge l'espressione di un'idea, non l'idea per se. Tale dicotomia è alla base di questo traballante edificio. Eppure uno potrebbe chiedersi: ma se esiste un diritto naturale alla proprietà intellettuale, non si dovrebbe proteggere innanzitutto l'idea? E tale diritto non dovrebbe essere eterno? In realtà, un diritto naturale alla cosiddetta "proprietà" intellettuale non esiste. Tali diritti sono stati creati per produrre artificialmente la scarsità di oggetti immateriali, come invenzioni e idee, che per loro natura sono non rivali nel consumo e non escludibili.
Il diritto di proprietà sui beni materiali deriva precisamente dalla loro scarsità naturale. Se questa penna è mia, io la uso e pretendo di usarla in maniera esclusiva (l'uso da parte tua di questa penna impedirebbe a me di usarla contemporaneamente). I diritti di proprietà sulle cose tangibili servono a garantire la pacifica convivenza definendo i perimetri di libertà individuale. Il diritto di proprietà sulla mia penna limita la tua azione, non la tua libertà. Potrai sempre procurarti una penna simile. Nel caso degli oggetti ideali, invece, essendo questi non rivali nel consumo, il monopolio proprietario conferito dallo stato non limita solo l'azione, ma anche la libertà altrui violando quella che J. Locke definisce "auto proprietà", la proprietà sul proprio corpo. Chi pretende di possedere una canzone o un passo di danza, si arroga il diritto di controllare i movimenti del corpo e della bocca altrui.
In un orizzonte utilitarista, si sostiene questa invenzione, nobilitata dalla parola "proprietà", come un mezzo per massimizzare l'utilità sociale rimediando a un fallimento del mercato, ovvero al rischio di una scarsità di invenzioni. Si tratta di una presunzione fatale: dal momento che è logicamente impossibile prevedere il livello "ottimale" di brevetti e copyright, ne risulta un equilibrio per forza inefficiente basato su una gestione centralizzata dell'informazione.
Secondo alcuni, il copyright sarebbe la giusta ricompensa per gli sforzi creativi e gli investimenti iniziali dell'autore. In realtà, il copyright nasce in Inghilterra nella seconda metà del XVI secolo come legge di censura governativa attraverso l'istituzione del monopolio dei librai, che da allora non vollero più farne a meno. Eppure fino a quel momento le opere dell'intelletto non erano certo scarseggiate. E anche successivamente le opere inglesi, ad esempio, continuarono a circolare negli Stati Uniti senza alcuna protezione legale. Risultato: i libri costavano meno e il pubblico di lettori era molto più vasto.
I sistemi peer-to-peer, il dilagante file sharing e il software libero sono divenuti il bersaglio di politiche proibizioniste e protezioniste. All'esigenza di conciliare la creatività remunerata e la libertà di accesso ad Internet, elevata a "diritto fondamentale" grazie alla recente pronuncia del Consiglio Costituzionale francese, si deve rispondere con inventiva e flessibilità assecondando il cambiamento invece di frenarlo. In gioco c'è la natura stessa della rete. Un'autorganizzazione decentralizzata su scala mondiale, in cui ciascuno è fornitore e fruitore, oppure una forma di intrattenimento, simile alla televisione, offerto da pochi alla massa dei consumatori?
Dichiarazioni di Rasi allarmanti! Proibizionismo ipocrita, contro la legge e contro le donne!

Apriamo gli Ordini professionali con la disobbienza civile!
Per Aprire le Professioni!
Il mio intervento nel corso della presentazione del ddl depositato alla Camera, insieme agli amici di Libertiamo e di Coalizione Generazionale, è al min. 01:48:00.
Pillola del giorno dopo/RU486, Basta confusioni strumentali
interruzione di un servizio pubblico a danno delle donne[*]: il
diritto all'accesso alla contraccezione di emergenza viene di
nuovo calpestato da false obiezioni di (in)
coscienza. E' quanto dice in una nota Annalisa Chirico, dell'Associazione Coscioni
in merito al rifiuto opposto "ad una donna munita di ricetta
medica per la pillola del giorno dopo, da un farmacista, Piero
Uroda, presidente dell'Associazione Farmacisti Cattolici". La
pillola del giorno dopo - precisa la Chirico - "viene spesso
accostata alla RU-486, per ingenerare confusione: e' necessaria
chiarezza e limpidezza. La pillola del giorno dopo e' cosa
diversa dalla RU-486: la prima puo' prevenire o ritardare
l'ovulazione ma non ha alcun effetto intercettivo su un
eventuale ovulo fecondato. La RU-486 e' la pillola per l'aborto
farmacologico, non chirurgico, che attende solo il via libera
definitivo dell'AIFA per essere commercializzata anche in
Italia. Il dott. Uroda - precisa la Chirico - dimostra di
ignorare la scienza e la legge dato che non esiste nessuna
obiezione di coscienza per i farmacisti". La Coscioni ha gia'
raccolto oltre 2500 firme per una petizione che chiede
l'abolizione dell'obbligo della ricetta medica per la pillola
del giorno dopo.
Preservativi, l'odissea continua!

Adnkronos: Studenti Coscioni contro la perenzione!
La perenzione amministrativa e' "un tabu' bipartisan - dice Annalisa Chirico, segretaria degli Studenti Coscioni - che ha sottratto nel giro di due anni 240 milioni di euro alla ricerca di base in Italia, una ricerca che, oltre a essere ingabbiata da leggi di stampo proibizionista e confessionale, adesso subisce una stretta finanziaria senza precedenti". Agli Studenti Coscioni si uniranno i Giovani democratici, ricercatori e liberi cittadini.
"Perche' l'Italia e' fanalino di coda negli investimenti in R&D?
Perche' la comunita' scientifica e' insorta dopo che la legge finanziaria 2008 ha ridotto i tempi della perenzione da 7 a 3 anni?
Perche' nessuno ne parla?". A partire da queste domande discuteranno nel corso della manifestazione Marco Cappato, segretario dell'associazione Luca Coscioni; Piergiorgio Strata, docente di Neurofisiologia a Torino, e il senatore Antonio Paravia (Pdl), che ha parlato di vero e proprio "falso nel bilancio pubblico" in riferimento alla perenzione di 3 anni.
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