Annalisa Chirico

Privilegio digitale

Domenica 02 Agosto 2009 16:46 | Ultimo aggiornamento (Domenica 02 Agosto 2009 16:54) | Scritto da Annalisa

La rivoluzione digitale ha messo a disposizione degli utenti nuovi mezzi di trasmissione delle informazioni in rete. Internet ha inaugurato la democrazia degli utenti, una community globale e decentralizzata. Massicci scudi si sono levati dal fronte dei "credenti" nel copyright. Perché il copyright, definito eufemisticamente "diritto d'autore" nei Paesi di civil law, richiede un vero e proprio atto di fede.

 

Il copyright protegge l'espressione di un'idea, non l'idea per se. Tale dicotomia è alla base di questo traballante edificio. Eppure uno potrebbe chiedersi: ma se esiste un diritto naturale alla proprietà intellettuale, non si dovrebbe proteggere innanzitutto l'idea? E tale diritto non dovrebbe essere eterno? In realtà, un diritto naturale alla cosiddetta "proprietà" intellettuale non esiste. Tali diritti sono stati creati per produrre artificialmente la scarsità di oggetti immateriali, come invenzioni e idee, che per loro natura sono non rivali nel consumo e non escludibili.

Il diritto di proprietà sui beni materiali deriva precisamente dalla loro scarsità naturale. Se questa penna è mia, io la uso e pretendo di usarla in maniera esclusiva (l'uso da parte tua di questa penna  impedirebbe a me di usarla contemporaneamente). I diritti di proprietà sulle cose tangibili servono a garantire la pacifica convivenza definendo i perimetri di libertà individuale. Il diritto di proprietà  sulla mia penna limita la tua azione, non la tua libertà. Potrai sempre procurarti una penna simile. Nel caso degli oggetti ideali, invece, essendo questi non rivali nel consumo, il monopolio proprietario conferito dallo stato non limita solo l'azione, ma anche la libertà altrui violando quella che J. Locke definisce "auto proprietà", la proprietà sul proprio corpo. Chi pretende di possedere una canzone o un passo di danza, si arroga il diritto di controllare i movimenti del corpo e della bocca altrui.

In un orizzonte utilitarista, si sostiene questa invenzione, nobilitata dalla parola "proprietà", come un mezzo per massimizzare l'utilità sociale rimediando a un fallimento del mercato, ovvero al rischio di una scarsità di invenzioni. Si tratta di una presunzione fatale: dal momento che è logicamente impossibile prevedere il livello "ottimale" di brevetti e copyright, ne risulta un equilibrio per forza inefficiente basato su una gestione centralizzata dell'informazione.

Secondo alcuni, il copyright sarebbe la giusta ricompensa per gli sforzi creativi e gli investimenti iniziali dell'autore. In realtà, il copyright nasce in Inghilterra nella seconda metà del XVI secolo come legge di censura governativa attraverso l'istituzione del monopolio dei librai, che da allora non vollero più farne a meno. Eppure fino a quel momento le opere dell'intelletto non erano certo scarseggiate. E anche successivamente le opere inglesi, ad esempio, continuarono a circolare negli Stati Uniti senza alcuna protezione legale. Risultato: i libri costavano meno e il pubblico di lettori era molto più vasto.

I sistemi peer-to-peer, il dilagante file sharing e il software libero sono divenuti il bersaglio di politiche proibizioniste e protezioniste. All'esigenza di conciliare la creatività remunerata e la libertà di accesso ad Internet, elevata a "diritto fondamentale" grazie alla recente pronuncia del Consiglio Costituzionale francese, si deve rispondere con inventiva e flessibilità assecondando il cambiamento invece di frenarlo. In gioco c'è la natura stessa della rete. Un'autorganizzazione decentralizzata su scala mondiale, in cui ciascuno è fornitore e fruitore, oppure  una forma di intrattenimento, simile alla televisione, offerto da pochi alla massa dei consumatori?

 

Dichiarazioni di Rasi allarmanti! Proibizionismo ipocrita, contro la legge e contro le donne!

Mercoledì 29 Luglio 2009 13:25 | Ultimo aggiornamento (Mercoledì 29 Luglio 2009 19:22) | Scritto da Annalisa

(AGI) - Roma, 29 lug. - Dichiarazioni allarmanti: proibizionismo ipocrita, contro la legge e contro le donne. E' quanto dicono a proposito delle dichiarazioni di Guido Rasi, direttore generale dell'Aifa, sulla Ru486, gli Studenti Luca Coscioni in una nota. Non piacciono, insomma, le dichiarazioni di Rasi che ha detto "non faccio parte del CdA e non sono in grado di dire cosa voteranno i membri. Diciamo, ci sono il 50% delle possibilita' che il farmaco venga approvato". Spiega, nella nota, Annalisa Chirico, segretaria degli Studenti Luca Coscioni: "si tratta di dichiarazioni allarmanti. Come si puo' dire che c'e' una possibilita' su due che il Cda non porti a termine l'iter di approvazione della RU486? E' bene ribadire, soprattutto per i cittadini che su questi temi subiscono un duplice sopruso, dal regime dei partiti e dell'informazione, che la riunione di domani del Cda dell'Aifa, in un Paese normale, sarebbe la conclusione naturale di una procedura amministrativa, che da noi, invece, ha assunto tinte a dir poco fosche. In base agli obblighi comunitari - continua la Chirico - l'Italia e' tenuta a garantire la libera circolazione delle merci sul territorio nazionale in ossequio al principio del mutuo riconoscimento, salvo il caso in cui si ravvisino rischi gravi per determinati interessi pubblici, inclusa la salute. In questo caso gli organi tecnico-scientifici dell'Aifa, supportati da quelli europei, hanno ribadito la totale assenza di rischi". Tuttavia, conclude la Chirico, "e' subentrata la politica partitocratica e proibizionista che da due anni illegalmente, in violazione di obblighi e direttive europee, procrastina la conclusione di questa procedura".






 

Apriamo gli Ordini professionali con la disobbienza civile!

Domenica 26 Luglio 2009 17:16 | Ultimo aggiornamento (Martedì 28 Luglio 2009 10:27) | Scritto da Annalisa

E' stato depositato alla Camera dei Deputati il ddl per la liberalizzazione degli Ordini professionali. Il primo ddl che nasce su Facebook dal gruppo "Io non voglio il posto fisso, voglio guadagnare". All'iniziativa, promossa da Libertiamo, hanno aderito gli Studenti Luca Coscioni. "Aprire gli ordini professionali è una priorità indifferibile" dice Annalisa Chirico, segretaria degli Studenti Luca Coscioni "Il ddl Mugnai è la "controriforma" delle professioni. Un ddl dettato dal Consiglio Nazionale Forense. Il nostro ddl, nato sul web, introduce alcuni cambiamenti importanti, soprattutto per i giovani: il praticantato può iniziare già durante gli anni di università per anticipare l'ingresso nel mondo del lavoro; viene abolito l'esame di abilitazione per diventare avvocati o commercialisti".                                                                                                                                                          La Chirico riporta il caso di un avvocato specializzato in Antitrust, che confessa di aver svolto un praticantato "più o meno fittizio" essendosi recato all'estero per imparare il tedesco. E oggi che è un professionista affermato, ai corsi di formazione obbligatori forniti dall'Ordine ha preferito attività alternative all'estero. L'avvocato si è autodenunciato: "Mi sono rivolto al Presidente dell'Ordine - dice d'Andria - affinché i crediti richiesti mi vengano ugualmente accreditati sulla base delle attività che ho scelto in autonomia.  Rivolgo un appello a tutti quei giovani avvocati, che vogliono contrastare il sistema che di fatto si è imposto. La "controriforma" è già in atto. Scegliamoci da soli le attività che riteniamo più professionalizzanti in base ai nostri interessi e alla nostra personalità. Solo così il sistema può cambiare da dentro".                                                                                                      "Se gli Ordini fossero associazioni private, senza obbligo di iscrizione nè vincoli di esclusiva, si innescherebbe una logica di concorrenza a vantaggio dei giovani e dei consumatori. Un Ordine, che difende pervicacemente le tariffe minime obbligatorie, difende gli interessi specifici degli insider, di quegli avvocati che fanno consulenza a enti pubblici e a grandi imprese. Il caso di questo avvocato deve essere d'esempio per tanti che non si sentono rappresentati dagli Ordini - dice Annalisa Chirico -  Disobbediamo alle regole che riteniamo ingiuste! Il cambiamento deve venire anche dall'interno".
 

Per Aprire le Professioni!

Giovedì 23 Luglio 2009 20:48 | Ultimo aggiornamento (Mercoledì 29 Luglio 2009 19:25) | Scritto da Annalisa


Il mio intervento nel corso della presentazione del ddl depositato alla Camera, insieme agli amici di Libertiamo e di Coalizione Generazionale, è al min. 01:48:00.

Pillola del giorno dopo/RU486, Basta confusioni strumentali

Venerdì 17 Luglio 2009 14:10 | Ultimo aggiornamento (Domenica 02 Agosto 2009 17:06) | Scritto da Annalisa

AGI) - Roma, 17 lug. - Desta sconcerto il nuovo episodio di
interruzione di un servizio pubblico a danno delle donne[*]: il
diritto all'accesso alla contraccezione di emergenza viene di
nuovo calpestato da false obiezioni di (in)Qual è la migliore politica antiabortista se non facilitare l'accesso alla contraccezione sessuale?
coscienza. E' quanto dice in una nota Annalisa Chirico, dell'Associazione Coscioni
in merito al rifiuto opposto "ad una donna munita di ricetta
medica per la pillola del giorno dopo, da un farmacista, Piero
Uroda, presidente dell'Associazione Farmacisti Cattolici". La
pillola del giorno dopo - precisa la Chirico - "viene spesso
accostata alla RU-486, per ingenerare confusione: e' necessaria
chiarezza e limpidezza. La pillola del giorno dopo e' cosa
diversa dalla RU-486: la prima puo' prevenire o ritardare
l'ovulazione ma non ha alcun effetto intercettivo su un
eventuale ovulo fecondato. La RU-486 e' la pillola per l'aborto
farmacologico, non chirurgico, che attende solo il via libera
definitivo dell'AIFA per essere commercializzata anche in
Italia. Il dott. Uroda - precisa la Chirico - dimostra di
ignorare la scienza e la legge dato che non esiste nessuna
obiezione di coscienza per i farmacisti". La Coscioni ha gia'
raccolto oltre 2500 firme per una petizione che chiede
l'abolizione dell'obbligo della ricetta medica per la pillola
del giorno dopo.

[*] L'episodio è raccontato (male) su http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/09_luglio_17/pillola_farmacista_fiumicino-1601577098680.shtml.

Preservativi, l'odissea continua!

Giovedì 16 Luglio 2009 16:06 | Ultimo aggiornamento (Giovedì 16 Luglio 2009 16:43) | Scritto da Annalisa


Dopo l'incontro di ieri tra il cardinale Agostino Vallini e Gianluca Peciola, primo firmatario della mozione approvata dal Consiglio provinciale di Roma sull'installazione dei distributori di preservativi nelle scuole, Annalisa Chirico, segretaria degli Studenti Luca Coscioni, tra i soggetti promotori dell'iniziativa "Consapevolezza e Libertà", dichiara: "Che al Papa non piacessero i preservativi, lo sapevamo già. Non desta stupore neanche l'incontro in forma riservata. Pur apprezzando le parole di Peciola, viene da chiedersi per quale ragione in Italia sia ormai (mal) costume politico cercare il placet di questo o quel prelato su ogni questione attinente alla libertà di scelta individuale, dalla prevenzione sessuale alle scelte di fine vita. E' evidente che una Chiesa sempre più debole sui costumi dei fedeli ricorre alla legge di stato per trasformare le sue prescrizioni morali in norme coercitive. Non riuscendo a "convincere", deve "obbligare". Dal canto loro, i nostri rappresentanti sempre più "ubbidienti" si inchinano, si piegano, si genuflettono. Forse questa è la posizione che preferiscono. A ognuno la sua. Il Consiglio provinciale ha deciso, e questo basta. Come Studenti Coscioni vigileremo a schiena dritta sull'implementazione della decisione provinciale a partire da settembre. Come sentinelle di libertà, quelle di cui questo Paese ha bisogno".

Adnkronos: Studenti Coscioni contro la perenzione!

Mercoledì 15 Luglio 2009 22:01 | Ultimo aggiornamento (Giovedì 17 Settembre 2009 11:06) | Scritto da Annalisa

Basta con il 'ritiro' dei fondi per la ricerca non utilizzati. L'associazione Studenti Luca Coscioni si mobilita contro l'abolizione della 'perenzione amministrativa' sui progetti di ricerca scientifica, ovvero di quell'istituto giuridico in base al quale, allo scadere dei tre anni dal finanziamento, i fondi inutilizzati tornano nella casse del Tesoro. Contro questo sistema gli studenti dell'associazione organizzano per mercoledì 15 luglio a Roma, alle ore 17.30, un sit-in nei pressi di Palazzo Chigi, nell'area pedonale della Galleria Alberto Sordi.

La perenzione amministrativa e' "un tabu' bipartisan - dice Annalisa Chirico, segretaria degli Studenti Coscioni - che ha sottratto nel giro di due anni 240 milioni di euro alla ricerca di base in Italia, una ricerca che, oltre a essere ingabbiata da leggi di stampo proibizionista e confessionale, adesso subisce una stretta finanziaria senza precedenti". Agli Studenti Coscioni si uniranno i Giovani democratici, ricercatori e liberi cittadini.

"Perche' l'Italia e' fanalino di coda negli investimenti in R&D?
Perche' la comunita' scientifica e' insorta dopo che la legge finanziaria 2008 ha ridotto i tempi della perenzione da 7 a 3 anni?
Perche' nessuno ne parla?". A partire da queste domande discuteranno nel corso della manifestazione Marco Cappato, segretario dell'associazione Luca Coscioni; Piergiorgio Strata, docente di Neurofisiologia a Torino, e il senatore Antonio Paravia (Pdl), che ha parlato di vero e proprio "falso nel bilancio pubblico" in riferimento alla perenzione di 3 anni.

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