Annalisa Chirico

Il mio intervento al Congresso a Udine

Venerdì 23 Ottobre 2009 08:41 | Ultimo aggiornamento (Giovedì 01 Gennaio 1970 00:59) | Scritto da Annalisa

 

Finalmente la RU486 approda in Italia

Venerdì 23 Ottobre 2009 08:35 | Ultimo aggiornamento (Venerdì 23 Ottobre 2009 08:40) | Scritto da Annalisa

da Dillinger.it, 23 Ottobre 2009
di Annalisa Chirico

l sì dell'AIFA apre le porte degli ospedali italiani all'aborto farmacologico. Non è stato un viaggio facile, ma finalmente la RU486 approda in Italia. Nel Paese dei veti e dei clericalismi sempiterni le donne potranno accedere all'aborto farmacologico, come avviene già nel resto d'Europa.

A sperimentare per primo in Italia la RU486 è stato nel 2005 Silvio Viale, ginecologo dell'Ospedale Sant'Anna di Torino e dirigente radicale dell'Associazione Luca Coscioni. Nonostante la legge 194 preveda espressamente l'aggiornamento delle tecniche meno invasive per la salute fisica e psichica delle donne, l'Italia ha mantenuto a lungo questo tabù facendosi precedere addirittura dal Portogallo nella registrazione del farmaco.

L'impulso per la svolta è arrivato dall'Europa. Già nel giugno 2007 l'Agenzia europea per il controllo sui farmaci (EMEA)aveva approvato l'uso del mifepristone ribadendone la sicurezza per la salute della donna. Pochi mesi dopo si è avviata nei confronti del governo italiano la richiesta di autorizzazione del farmaco sulla base di una procedura di mutuo riconoscimento. All'interno del Mercato Comune, infatti, vige il principio della libera circolazione delle merci a meno che non vengano addotte fondate ragioni di interesse pubblico. Nel caso di specie, non sussistendo prove scientifiche sulla pericolosità della RU486, l'iter di tale procedura sembrava scontato e agevole. Ma così non è stato.

Ci sono voluti due anni per ottenere l'approvazione definitiva da parte dell'AIFA della delibera presentata già il 30 luglio scorso sull'entrata in commercio del farmaco. Entro un mese il documento di approvazione verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale e diventerà esecutivo.

Conformemente a quanto previsto dalla legge 194, vige l'obbligo di assunzione della RU486 presso le strutture ospedaliere ed entro la settima settimana di amenorrea; si prescrive, inoltre, il vincolo di ricovero fino all'espulsione del feto e il monitoraggio di tutto l'iter abortivo. Va detto, però, che la determinazione dei protocolli applicativi spetterà alle Regioni ed è quindi prevedibile una regolamentazione più o meno restrittiva a seconda degli schieramenti politici di maggioranza.

La resistenza del fronte clerico-integralista e il terrorismo mediatico degli ultimi mesi danno il polso del clima oscurantista, che si abbatte sul dibattito pubblico italiano ogniqualvolta si affronti il tema della salute riproduttiva. Si dimentica che per "salute riproduttiva" non si intende la mera assenza di malattia, ma uno stato di benessere fisico-psichico-sociale, che si concreta nella libertà di scegliere se e quando riprodursi.

Subito dopo il primo sì dell'AIFA nel luglio 2009 il Parlamento ha tuonato contro preannunciando la disposizione di un'indagine conoscitiva senatoriale sulla pillola abortiva. Insomma, in una mania di onnipotenza il legislatore pretenderebbe di sostituirsi all'apposito organo tecnico-scientifico. Un tentativo, l'ennesimo, di sostituirsi alla volontà libera e responsabile delle donne.
Intanto prosegue la campagna dell'Associazione Luca Coscioni per favorire la diffusione dell'informazione sessuale e l'accesso alla contraccezione ordinaria e di emergenza. Persistono, infatti, disinformazione e miti da sfatare. La confusione imperante tra la RU486 e la pillola del giorno dopo è il prodotto eloquente della politica paternalistica e deresponsabilizzante di uno stato, che, invece di informare, preferisce tenere i cittadini nel mare magnum dell'ignoranza.

Come Studenti Luca Coscioni riprendiamo in questi giorni la mobilitazione straordinaria sulla raccolta di firme per la petizione sull'abolizione dell'obbligo di ricetta per la pillola del giorno dopo. Vorremmo che anche in Italia fosse possibile acquistare questo contraccettivo come nel resto d'Europa senza prescrizione medica. Un laccio burocratico in meno per una possibilità di scelta in più. Del resto, ci chiediamo e chiediamo, qual è la migliore politica antiabortista se non la diffusione della contraccezione sessuale?

 

Lo sguardo del demografo

Venerdì 23 Ottobre 2009 08:32 | Ultimo aggiornamento (Giovedì 01 Gennaio 1970 00:59) | Scritto da Annalisa

da Terra, 23 Ottobre 2009
di Annalisa Chirico

Il senatore Massimo Livi Bacci ha insegnato per anni Statistica demografica all'università di Firenze. Un uomo sulla settantina dall'accento toscano inconfondibile.
Nel suo intervento al Congresso online dell'Associazione Luca Coscioni Livi Bacci ribadisce l'importanza della libertà della ricerca scientifica nel campo di sua competenza. Lo fa riportando casi concreti di restringimento della libertà di ricerca in ambito demografico a causa di ingerenze statali. Cita gli Stati Uniti dei Reagan e dei Bush, che hanno congelato i finanziamenti pubblici alle associazioni e alle ONG, che si occupavano a vario titolo di questioni demografiche e quindi anche di aborto. Per anni l'Agenzia delle Nazioni Unite per la ricerca sulla popolazione non ha ricevuto i contributi americani; sono stati i Clinton e ora gli Obama a sbloccare il finanziamento delle organizzazioni abortiste.
Altro punto nevralgico della ricerca nelle scienze sociali riguarda la libertà di informazione e l'accesso ai dati. "Quando si ricercano informazioni statistiche su Paesi dittatoriali, si assiste a un rarefarsi delle pubblicazioni", dice Livi Bacci. C'è, ad esempio, un vacuum di informazioni sugli andamenti demografici nell'Unione Sovietica tra il 1937 e la fine degli anni Cinquanta; in Cina il primo censimento dopo la fondazione della Repubblica popolare risale al 1981, e mancano quindi i dati relativi agli effetti della politica del Grande Balzo in avanti, che provocarono milioni di morti a causa della carestia.
Ultimo elemento di tensione, su cui si sofferma il senatore demografo, riguarda "l'opportunità o meno di identificare le nazionalità o, addirittura, le caratteristiche degli individui in determinate condizioni". Il conflitto tra l'esigenza di studiare determinati fenomeni e il diritto alla privacy dei singoli individui rimane irrisolto.
 

Die Brucke intervista Annalisa Chirico

Mercoledì 21 Ottobre 2009 10:11 | Ultimo aggiornamento (Giovedì 01 Gennaio 1970 00:59) | Scritto da Annalisa

Die Brucke
20 Ottobre 2009

Lo spazio di commento ed opinione Die Brucke ha intervistato Annalisa Chirico, segretaria degli Studenti Coscioni.

Il congresso appena concluso e le nuove iniziative di lotta politica sono al centro di un'intervista "interattiva" con un doppio video. Per vederla/leggerla, clicca qui!

JFK, anno 1960

Martedì 20 Ottobre 2009 09:43 | Ultimo aggiornamento (Martedì 20 Ottobre 2009 09:48) | Scritto da Annalisa

«Credo in una America in cui la separazione della Chiesa e dello Stato è assoluta, in cui nessun prelato cattolico dica al presidente (se è cattolico) che cosa fare, e nessun pastore protestante dica ai suoi parrocchiani per chi votare; un Paese in cui nessuna Chiesa o scuola confessionale riceva fondi pubblici o goda di privilegi, dove a nessuna persona venga negato l' accesso alla vita pubblica perché la sua religione è diversa da quella del presidente che ha il diritto di nominarlo o degli elettori che potrebbero eleggerlo. Credo in una America che non è ufficialmente né cattolica, né protestante, né ebrea, nella quale nessun uomo pubblico chiede o accetta istruzioni, su questioni di pubblico interesse, dal Papa, dal Consiglio nazionale delle chiese o da qualsiasi fonte ecclesiastica, dove nessun organo religioso cerca d' imporre la propria volontà direttamente o indirettamente sulla popolazione o sugli atti pubblici dei suoi funzionari, e dove la libertà religiosa è così indivisibile che ogni azione contro una Chiesa è un' azione contro tutte»

John Fitzgerald Kennedy, Houston 1960

Dopo il Congresso si riparte da Udine

Martedì 20 Ottobre 2009 09:39 | Ultimo aggiornamento (Giovedì 01 Gennaio 1970 00:59) | Scritto da Annalisa

da Terra, 20 Ottobre 2009
di Annalisa Chirico

A Udine, nella terra di Eluana Englaro e Loris Fortuna, si è concluso il Congresso online dell'Associazione Luca Coscioni. Dopo un mese di dibattito i congressisti si sono riuniti in una sola giornata, il 17 ottobre, per tirare le conclusioni e proclamare i risultati delle votazioni in Rete. E così Marco Cappato è stato nuovamente eletto Segretario dell'Associazione, così come alla carica di Tesoriere è stato confermato Rocco Berardo. Confermati anche i co-Presidenti Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale eletta nella lista del PD, e i professori Gilberto Corbellini e Piergiorgio Strata.
Nella mozione generale si conferma l'impegno dell'Associazione a favore della libertà di ricerca sulle cellule staminali embrionali; per la legalizzazione dell'eutanasia e per una legge liberale sul testamento biologico, anche attraverso l'istituzione dei registri comunali.
L'Associazione Luca Coscioni si candida, inoltre, a "rilanciare la proprie proposte come vero e proprio programma di governo del Paese e impegna gli organi dirigenti a sostenere le iniziative del movimento radicale rivolte a tale obiettivo".
Approvate anche le mozioni particolari dedicate alla campagna sugli OGM, alla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, alla disabilità, alla revisione della legge 194 e alla libertà di cura con riferimento all'accesso ai farmaci cannabinoidi. Inoltre, prendendo atto del successo della Scuola Estiva Luca Coscioni e della crescita della cellula degli Studenti Luca Coscioni, l'Associazione ha deliberato l'abbassamento della quota di iscrizione a 20 euro per le persone al di sotto dei 25 anni.
Il congresso si chiude in tarda serata. Sul fondale si legge "la candidatura radicale contro l'illusione riformista". Si ritorna a casa con una visione e nessuna velleità.

"70 a Zero", la falsificazione della scienza

Lunedì 19 Ottobre 2009 10:56 | Ultimo aggiornamento (Giovedì 01 Gennaio 1970 00:59) | Scritto da Annalisa

da Terra, 19 Ottobre 2009
di Annalisa Chirico

Al Congresso online dell'Associazione Luca Coscioni interviene Elena Cattaneo, docente di farmacologia presso l'Università degli Studi di Milano e direttrice del Centro Ricerche sulle cellule staminali.
Lo scorso luglio la Cattaneo, insieme a Elisabetta Cerbai e Silvia Garagna, ha sporto denuncia presso il TAR Lazio contro l'esclusione arbitraria da un bando di finanziamento pubblico dei progetti di ricerca sulle cellule staminali embrionali umane. Per sostenere le spese legali l'Associazione Luca Coscioni ha raccolto più di seimila euro nel giro di poche settimane. Il TAR ha poi bocciato il ricorso, ma le tre ricercatrici adesso sono pronte ad adire il Consiglio di Stato.
Nel suo intervento la Cattaneo mette in luce l'uso spregiudicato della propaganda politica nel dibattito pubblico sulla scienza e, in particolare, sulle cellule staminali. E così nel 2005, ricorda la Cattaneo, giornali e politici “pontificavano delle famose 70 malattie curate con staminali adulte a fronte delle zero curate con embrionali”. Un rapporto falsato, che ignora il fatto che “nulla è scientificamente inutile quando non si conosce”. Una “distorsione della comunicazione”, che fa il paio con una “distorsione dei fondi pubblici”: la peer review, finalizzata a un'assegnazione meritocratica dei fondi per la ricerca, è diventata una “farsa” perché “i progetti che non si vogliono vengono fatti fuori ancor prima di nascere”.
Secondo la Cattaneo, “"l'Associazione Luca Coscioni s'è guadagnata una credibilità, che non va sprecata”. Anzi, l'Associazione deve continuare a “far sentire la sua voce ogni volta che la scienza viene usata scorrettamente o raccontata all'opinione pubblica per fini che poco hanno a che vedere con il bene del cittadino. Il quale, se conosce, sa anche scegliere”".

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