Libera Condivisione
Libera la condivisione
La Libera Condivisione è un'espressione apparentemente vaga. In realtà la libera condivisione è una declinazione del principio liberale. Almeno questa è la mia interpretazione.
A conferma che l'individualismo non si oppone all'altruismo, ma al collettivismo. A conferma che l'individuo vive in una dimensione intersoggettiva, con gli altri scambia e condivide. Che cosa sarebbe una vita senza condivisione?
E' importante, però, che la condivisione sia sempre il frutto di una scelta, e non il prodotto di una coercizione. Condividiamo perchè scegliamo di cum-dividere.
Potrete chiamarlo "Comunismo Liberale", come qualcuno lo ha simpaticamente riformulato in un moto di nostalgia incondizionato. Io lo chiamo per quello che è, Libera Condivisione.
Si condivide l'amore; si condivide un progetto intellettuale o politico; si condivide uno spazio; si possono condividere i mezzi di trasporto; si può condividere il software, così, liberamente. Vedete che gli spunti non mancano; in questa sezione cercherò di concentrarmi su ciascuno di questi; se avete preferenze tra l'amore o l'ecologia, proponete pure. La campagna è interattiva!
Per ora vi propongo il "progetto politico" che insieme ad altri studenti abbiamo scelto di condividere lo scorso anno quando, pur conoscendoci poco, abbiamo unito le nostre energie (in un periodo di esami e, per me, di laurea) e nel giro di pochi giorni abbiamo reso possibile quello che in diverse città sembrava impossibile: la proiezione di Nazirock, il documentario sull'estremismo di destra realizzato dal regista C. Lazzaro. La Casa del Cinema di Villa Borghese ha fatto da cornice al primo incontro tra il regista e Roberto Fiore (europarlamentare di Forza Nuova).
I confini della società aperta, la tolleranza verso le idee "bizzarre", la violenza come mezzo di azione politica ... questi i temi del mio articolo che vi propongo. E colgo l'occasione, una volta di più, per ringraziare quanti contribuirono a quella iniziativa, in particolare Giulia, Mario Trifuoggi, Lorenzo Nicolosi e Daniele Dalessandro, candidato all'Assemblea Nazionale a Roma.
Ecco quello che la condivisione può produrre. Il comitato "Libera la partecipazione", la forza di un'idea e gli incontri "rivoluzionari"a p.za Istria ...
Giudicate voi.
La società aperta è a mani nude.
"Essere di nessuna chiesa significa essere tolleranti verso ogni chiesa" (G. Giorello)
“Libera la partecipazione” non è un ammonimento né vuole suonare come un’ingiunzione anacronistica e presuntuosa. Libera la partecipazione è uno slancio ideale, un sussulto vibrante, un’aspirazione squisitamente liberale.
Quando abbiamo cominciato questa avventura tra domande, rifiuti, riunioni e cascate di e-mail, non sono mancati i momenti di confronto, momenti in cui la polifonia prevaleva prepotentemente sulla monotonia di certe conventicole tutte italiane. Nel nostro caso, invece, la pluralità di voci, visioni e aspettative è stata il fil rouge di questa battaglia che sfocia finalmente nella tanto agognata proiezione di un’opera creativa, di un documentario che racconta, con un taglio d’autore, scorci di realtà, di una realtà che, seppur minoritaria, esiste e palpita.
La società aperta è chiusa agli estremismi? Una domanda apparentemente innocua, che alimenta il dibattito e allarga le distanze di vedute. Si dice che ogni Paese ha la sua storia, il suo particulare e che eventi infausti di ieri si ripercuotono sulla cultura e sulla coscienza pubblica di oggi; questo retaggio storico-politico renderebbe necessaria la messa al bando di determinate idee socialmente pericolose, politicamente scorrette, universalmente condannate.
“La società aperta è chiusa ai violenti e agli intolleranti”. Questa la frase popperiana che prima facie legittimerebbe la chiusura ermetica verso chi brandisce la violenza e l’intolleranza come armi di lotta politica. Ma una lettura più attenta apre nuovi spiragli di riflessione.
Una legge può forse bandire una idea? Può forse cambiare il comportamento naturale di un individuo? Basta guardarsi attorno per capire che così non è. La politica ha invece bisogno, (in Italia ha uno strenuo bisogno), di idee nuove, di creatività, di fantasia. Una legge non tappa le ali alle idee folli e revisioniste di gruppi organizzati e strutturati.
Il reato di opinione può funzionare come rimedio autoconsolatorio di una società vecchia e impaurita, ma la sua efficacia è nulla; la realtà lo dimostra. “Il mercato nero delle idee”, al di fuori dell’orbita legale del consentito, prolificherebbe, come già avviene, in una dimensione clandestina e settaria, coltivando gli stessi propositi antisistemici, spesso definiti “rivoluzionari”, di certi gruppi estremisti, interni ed esterni ai Parlamenti nazionali e internazionali. Non è una legge a bloccare il rigurgito di teorie metafisiche che sempre hanno esercitato un’influenza ipnotica sulle umane coscienze.
Se esistono partiti come Forza Nuova, è perché la fantasia umana talvolta deborda i limiti della ragionevolezza e della pubblica decenza. Ma una società aperta non è chiusa agli indecenti, né aspira a distribuire etichette di decenza qua e là.
E’ per questo che io ho appoggiato l’invito rivolto a chi, nel pubblico foro, è disposto al confronto libero in cui l’arma è una sola, la PAROLA.
E’ per questo che mi ostino a ripetere che solo attraverso il conflitto istituzionalizzato si possono annichilire le idee altrui, suffragando le proprie con ragionamenti logici e prove fattuali. Senza assolutizzarle, mai. Del resto, una teoria è scientifica se resiste ai tentativi di falsificazione e di confutazione dello scienziato avveduto. Bene, io aspetto di ascoltare le teorie di chi nega la Shoah o di chi sostiene, con la stessa stravaganza, che la Terra è al centro dell’Universo; ascolterò attentamente tutte le argomentazioni addotte e forse mi convertirò al geocentrismo tolemaico. Chissà…Ma se così non sarà, se le mie argomentazioni in favore dell’eliocentrismo suoneranno più convincenti delle sue, allora io avrò vinto e lui avrà perso.
Quando gli studenti della Columbia University ridono di un riso sbeffeggiante di fronte alle affermazioni insulse del mitico e grandissimo dittatore iraniano Ahmadinejad che nega l’esistenza degli omosessuali in terra iraniana, la società aperta ha vinto, e il fondamentalismo teocratico ha incassato una sconfitta. Il mio amico Afshin vive a Teheran, lì insegna e porta avanti la sua vita con il suo compagno tra i libri, i circoli intellettuali iraniani e i festini alcolici rigorosamente clandestini. Eppure a lui l’Italia non manca perché lì dopotutto vive bene, all’ombra della legge.
“Il nucleo della tradizione liberale è la consapevolezza che fare tacere anche uno solo è un danno, ancor prima che per lui, per il resto della comunità. Ciò che società aperta e spirito critico consentono è che qualunque punto di vista abbia i propri difensori pubblici; quello che esigono è che la difesa non si limiti a imposizioni o scomuniche, bensì porti delle ragioni”(G. Giorello).
E’ quello che oggi chiediamo a Roberto Fiore.
Non è una lotta contro l’idea estremista, bizzarra, stravagante o controcorrente. E’ una lotta contro chi usa la violenza per intimidire, ricattare o annichilire l’avversario. E’ una lotta ad armi pari, pensiero e parola.
In una società liberale la libertà non è certo illimitata. I tolleranti hanno il dovere di preservare le istituzioni democratiche e, per far questo, possono anche ricorrere alla forza, ma solo nel caso estremo di un tentativo insurrezionale di presa del potere. La violenza resta la discriminante fondamentale.
E’ sempre Popper che afferma: «Si deve proclamare il diritto di sopprimere gli intolleranti, se necessario anche ricorrendo alla forza, qualora essi, ripudiando ogni argomento "ricorrano all'uso dei pugni e delle pistole"».
Fin quando le idee “bizzarre” accetteranno il confronto pubblico sotto i riflettori degli spalti nelle piazze e ai microfoni curiosi dei media, esse saranno bene accette.
I cittadini restano i giudici supremi: ascolteranno e giudicheranno.
Mettersi in gioco a mani nude è la grande sfida liberale.
Avanti il prossimo.
Libera Condivisione