Annalisa Chirico

Bari-Bologna, solo andata

Martedì 26 Gennaio 2010 14:51 | Ultimo aggiornamento (Giovedì 01 Gennaio 1970 00:59) | Scritto da Annalisa

Lo scorso weekend sono andata in Puglia per partecipare all’Assemblea dei Radicali salentini in vista delle prossime elezioni regionali. E domenica mi sono recata presso il seggio del Pd locale a Francavilla Fontana e ho votato. Ho votato per Vendola.

Nonostante il leader di SeL non risalti per doti e virtù liberali, e abbia usato in diverse occasioni parole poco lusinghiere verso i radicali (apostrofandoci, ad es., come “guerrafondai” dall’alto del suo dogmatico pacifismo), io ho scelto il candidato di rottura rispetto al “dalemismo reale” e alla strategia suicida delle alleanze centriste (con annesso rischio di “regalare” l’Acquedotto a Caltagirone).
Che cosa emerge dalla débâcle pddina:

- La confutazione della concezione total-dalemiana, secondo cui le sezioni sarebbero caserme di soldati, esecutori passivi delle decisioni calate dall’alto (con buona pace del partito federale); in quest’ottica si collocano anche le affermazioni post sconfitta di Bersani, a detta del quale sono i pugliesi che non avrebbero capito (!).

- La mancanza di una seria riflessione postuma: il risultato pugliese è - checché se ne dica - la delegittimazione del gruppo dirigente regionale e dei suoi mandanti nazionali. Nonostante questo, il giorno dopo si dice che i pugliesi non hanno capito e che si andrà avanti a corteggiare l’UDC. Insomma, il compromesso storico in versione 2.0 non piacerà agli elettori del PD, ma è un matrimonio che “s’ha da fare”.

Da Bari a Bologna. Anche qui non mancano i grattacapi per il PD. Delbono costretto a dimettersi per opportunità dinanzi alle accuse della Medea abbandonata. Dirigenza in subbuglio.
E la presunta superiorità morale dei figli di Berlinguer? Beh, se il compromesso storico 2.0 è un’opzione ancora realizzabile, la “questione morale”…farebbero meglio a dismetterla dal loro vocabolario. Come diceva Nenni, a fare a gara tra i puri, “c’è sempre qualcuno più puro di te che ti epura”.

 

Nasce l'Associazione Pubblici Cittadini

Venerdì 22 Gennaio 2010 09:56 | Ultimo aggiornamento (Venerdì 22 Gennaio 2010 10:11) | Scritto da Annalisa

Ecco l'audio dell'evento che ha inaugurato la nascita dell'Associazione Pubblici Cittadini, promossa dal prof. Gustavo Ghidini e presieduta dall'on. Valerio Zanone, insieme ai Garanti Antonio Maccanico e Carlo Rognoni. I ragazzi di questa Associazione, rappresentati da Sara D'Agati e Jacopo Manganiello, sono la prova che si può fare politica partendo dal basso. Perchè sono le idee che contano. Puoi ascoltare il mio intervento al 37'.
 

Schiavitù fiscale

Lunedì 18 Gennaio 2010 10:39 | Ultimo aggiornamento (Giovedì 01 Gennaio 1970 00:59) | Scritto da Annalisa

Lavoriamo 4 ore al giorno soltanto per pagare le tasse. E' quanto emerge dall'analisi effettuata dal Corriere della Sera per il 2010.

La pressione fiscale supera il 47%: quasi metà del nostro guadagno sfugge dalle nostre tasche per sfamare l'erario pubblico.
Riflessioni quantomai utili in un momento in cui si invoca da molte parti una riforma radicale del fisco al fine di alleggerire la pressione fiscale e dar fiato a famiglie e imprese. Insomma, rilanciare consumi e investimenti è l'unica vera ricetta nel quadro della tanto invocata "exit strategy".
Mentre la promessa della doppia aliquota viene lanciata per poi essere - puntualmente, ormai prevedibilmente - smentita (a tal proposito ti consiglio l'editoriale di Angelo Panebianco sulla Rivoluzione mancata), il Tax Freedom Day slitta in avanti sul calendario.
La risposta a ogni quesito è probabilmente riassunta in questo "aforisma" firmato da Ugo Arrigo:

I governi si dividono in due soli gruppi, radicalmente contrapposti:

a) quelli che non vogliono ridurre la tassazione;

b) quelli che non possono ridurre la tassazione.

Tuttavia i governi di tipo a) non  vogliono ridurre la tassazione perchè non vogliono ridurre la spesa pubblica mentre i governi di tipo b) non possono ridurre la tassazione perchè non vogliono ridurre la spesa pubblica, e in questo sta la fondamentale differenza tra le due tipologie.


 

Il mio intervento al Comitato Nazionale di RI

Domenica 10 Gennaio 2010 21:41 | Ultimo aggiornamento (Giovedì 01 Gennaio 1970 00:59) | Scritto da Annalisa

Contro gli "uccelli del malaugurio"

Sabato 09 Gennaio 2010 15:09 | Ultimo aggiornamento (Giovedì 01 Gennaio 1970 00:59) | Scritto da Annalisa

Da Agenda Coscioni, Gennaio 2010
di Annalisa Chirico

Non solo contraccezione.
Fatto salvo il diritto universale di scegliere se e quando riprodursi, l'emergenzialismo di chi profetizza guerre e carestie desta pur sempre qualche perplessità. Da una parte, ci ricorda Karl Popper, la pretesa di prevedere il futuro è al di fuori della scienza. Dall'altra, ai neomalthusiani nostalgici c'è chi oppone parole, spesso bistrattate, come innovazione e produttività.
Di "esplosione di salute", ad esempio,  preferisce parlare Nicholas Eberstadt, esperto di economia politica e demografia dell'American Entreprise Institute; perché l'incremento demografico del Ventesimo secolo lo si deve principalmente alla riduzione della mortalità infantile. Non è un caso che il secolo in cui la popolazione mondiale è quadruplicata (da 1,6 a oltre 6 miliardi di persone) abbia registrato nel contempo un'"esplosione di prosperità economica" senza precedenti. Una popolazione più in salute ha un potenziale produttivo maggiore, e su questo potrebbe riscattarsi il Continente africano.
Secondo uno studio della Harvard Initiative for Global Health l'Africa vive la transizione demografica tipica dei Paesi attualmente avanzati: un abbassamento graduale del tasso di fertilità unito a un aumento della speranza di vita. Esiste oggi in Africa il fulcro di una potenziale middle class operosa e produttiva. Quella borghesia, che in Europa ha fatto la Rivoluzione Industriale facendo quintuplicare il PIL procapite mondiale tra il 1900 e il 2003 (le stime di Angus Maddison, economista dell'OCSE), potrebbe trasformare la transizione in "dividendo demografico", se solo sovrana fosse la Legge, e non l'arbitrio di governi corrotti.
Il Ventesimo secolo, secondo Eberstadt, confuta il too many people argument. Monaco, con una densità di popolazione quasi quaranta volte quella del Bangladesh, ne è l'esempio eclatante. Non è vero che in più si sta peggio. Dipende dalla tecnologia e dalle conoscenze a disposizione.
A chi rivendica la capacità di abbassare a livello internazionale i tassi di natalità attraverso "politiche mirate", Eberstadt ribatte che si tratta di una mera illusione perché le parental choices sono imprevedibili (a meno che non si voglia ricorrere alla coercizione di stato). Lo dimostrano i dati della Banca Mondiale sul rapporto tra fertilità e utilizzo di moderni contraccettivi: tra le donne sposate di età compresa tra i 15 e i 49 anni, per esempio, il tasso di utilizzo dei contraccettivi era più alto nella West Bank e a Gaza nel 2004 che in Bulgaria nel 2008 - eppure il tasso di fertilità totale era quattro volte più basso nello stato balcanico. Sulle scelte riproduttive influiscono modi di pensare individuali e collettivi. L'io e il clan.
Peter Bauer, economista ungherese scomparso nel 2002, fa un ulteriore passo avanti tracciando una relazione tra la "razionalità demografica" e gli stadi di benessere economico. In molti Pvs un figlio è un'assicurazione per la propria vecchiaia e fonte di forza lavoro; in aggiunta, i costi di un figlio in più sono solitamente bassi e condivisi all'interno della comunità locale. Ne segue che le persone preferiscono famiglie numerose. Il trend di solito si inverte a stadi di sviluppo (e di benessere) più avanzati, quando i costi di un figlio in più eccedono i relativi benefici.
A dispetto di quanto sostengono "gli uccelli del malaugurio", così li definisce Bauer, spesso l'aumento dei redditi si è accompagnato a una rapida crescita demografica, come nell'Europa del XX secolo o in alcune regioni povere (Malesia, Kenya, Brasile, Messico) dopo la Seconda Guerra Mondiale. L'empowerment della donna ha bisogno di apertura al mondo esterno, soprattutto all'Occidente, per determinare un cambiamento volontario in quegli atteggiamenti e in quelle abitudini, che danneggiano lo sviluppo economico; in questo modo le persone sceglieranno di fare meno figli semplicemente perché lo troveranno più vantaggioso per sé.
Resta poi un quesito sullo sfondo. Se pure la profezia si avverasse, siamo sicuri che non potremmo sfamare più teste? Volgendo lo sguardo indietro, osserviamo formidabili meraviglie, che mai nessuno avrebbe neppure osato immaginare. Il "nuovo possibile" è quello che ieri era impossibile. E poi, parafrasando Julian Simon, le risorse umane sono infinite, soprattutto se lasciate libere di creare.

L'Ass. Luca Coscioni approda a Caserta!

Giovedì 17 Dicembre 2009 12:10 | Ultimo aggiornamento (Giovedì 17 Dicembre 2009 12:15) | Scritto da Annalisa

SC, Yes We Condom

Lunedì 30 Novembre 2009 15:06 | Ultimo aggiornamento (Lunedì 30 Novembre 2009 15:12) | Scritto da Annalisa

Domani 1 dicembre, in occasione della giornata mondiale della lotta contro l'AIDS, gli Studenti Luca Coscioni aderiscono alla campagna "Yes We Condom" lanciata dalla Lega Italiana per la lotta contro l'AIDS.
Dalle ore 12 in poi gli SC distribuiranno materiale informativo e preservativi all'uscita degli studenti del Liceo Classico Giulio Cesare e davanti alla Facoltà di Economia dell'Università Tor Vergata a Roma.
"La prevenzione è un diritto. La campagna della Lila merita grande attenzione perchè i dati sono sconcertanti - afferma Annalisa Chirico, segretaria degli Studenti Luca Coscioni e membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani - Non solo il contagio da Hiv è in aumento, ma nel contempo si registra il fallimento delle campagne di sensibilizzazione. I comportamenti a rischio sono in crescita, il preservativo è ancora troppo poco usato e i casi di diagnosi di AIDS nelle coppie eterosessuali sono passati dal 25% a oltre il 45% nel giro di dieci anni".
"Non vogliamo fare i piccoli anticlericali. Sappiamo che al Papa non piace il preservativo...questo non fa più notizia. Quello che ci importa, invece, è il diritto alla salute delle persone. In assenza di campagne mirate di informazione sessuale già nelle scuole, l'Italia si conferma fanalino di coda dell'Europa quanto a uso del preservativo. Tabù e disinformazione relegano i giovani a percorsi paraclandestini di autoapprendimento sessuale con conseguenze gravissime per la salute.  L'unica vera politica antiabortista è la prevenzione. Sarebbe ora che anche Sacconi se ne convincesse...".

Per vedere il volantino, clicca qui.

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